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GLI ATTREZZI DEL DENTISTA*
 
di Giuseppe Costa (8 anni)
Bologna, 10 dicembre 2007
 
 
In un pomeriggio di sole, io chiesi a mia mamma: "Quand’è che si va dal dentista?" "Dal dentista ci si va oggi." "Ma a me non piace andare dal dentista!" "Dai su, Matilde, sei una ragazzina di dodici anni, non sei piccola come tua sorella di tre anni." "E va bene, andiamoci, però basta che facciamo presto, prestissimo." "Beh, lo spero anch’io che facciamo prestissimo, dai allora andiamo." Salimmo sull’autobus e vedemmo l’ospedale nello stesso momento, erano solo due minuti che eravamo sull’autobus.
Appena alle due di pomeriggio eravamo già dentro all’ospedale da un’ora e mezza, quando la porta dell’ambulatorio si aprì e ci chiamò un’infermiera. Appena dentro l’ambulatorio vidi tre apparecchi e stavo per dire: "Non è per caso che me li metteranno!?" Ma il dentista mi interruppe subito e disse: "Apri la bocca che ti metto tre apparecchi."
Io ero di un nervoso che non vi potreste immaginare, poi suonò il campanello, ero curiosa di sapere chi era. Poi entrò mio fratello Simeone che teneva stretta per mano mia sorella Sofia. Allora sì che il mio nervosismo diventava sempre più grande, perché Sofia toccava sempre tutto e una volta mi aveva fatto sanguinare le gengive.
Gli infermieri e il dentista se ne andarono per un momento e Sofia rapidissima toccò un pulsante e ci ritrovammo al tempo dei Babilonesi, Romani ecc. Io tirai un urlo acuto fortissimo, eravamo principesse dei Babilonesi! Mia sorella era tutta gialla, non la pelle ma il vestito, le collane e pure i braccialetti. Io ero tutta verde e avevo anche un arco e mille frecce.
Si sentì il capo delle guardie che disse: "Ci stanno attaccando gli Assiri!!" Io nascosi mia sorella e corsi a combattere. Gli Assiri erano in ventimila, mentre noi eravamo in quindicimila e io avevo ucciso cento guerrieri. Noi stavamo perdendo e mi avevano catturato, quando arrivò mia sorella con una spada in mano. Io mi chiedevo che cosa cavolo voleva fare, di certo combattere, ma aveva tre anni.
Mia sorella invece ne uccise trenta. Avevamo vinto ma io ero stata catturata!!! Quando ero nella loro fortezza vidi migliaia di scheletri. Mi stavano per uccidere ma arrivò mia sorella con la sua spadina e uccise quello che mi stava uccidendo. Il capo dei guerrieri degli Assiri allora tirò una freccia a mia sorella ma Simeone si mise davanti a mia sorella Sofia e si ferì molto gravemente. Poi scappammo dagli Assiri e ringraziammo i Babilonesi.
Mia sorella vide un pulsante e rapidissima lo spinse e ritornammo in città, ma c’erano solo macerie di case non case intere!! Dopo vidi uno squadrone di robot, poi dissi: " Uffa, basta, insomma non voglio combattere!" "Beh, ma dobbiamo farlo," rispose Sofia con la sua vocina.
Io tirai frecce a più non posso, ma le finii, allora vidi per terra gli attrezzi del dentista, presi due apparecchi e li scaraventai contro un robot che si ruppe in due. Poi presi le pinze, andai vicino a un robot e lo punzecchiai e dopo un po’ che lo punzecchiavo il robot si ruppe in due. Presi una pomata e lessi che era tossica, allora la spalmai e un robot ogni secondo tossiva. Allora mia sorella con la spada lo uccise. Un robot lanciò un laser ma noi abbassammo il capo. Combattemmo ancora per un po’ e li uccidemmo tutti e facemmo festa.
Intanto il re dei robot, che era un mago, disse: "Ti ritroverò Matilde ah! ah! ah!"

 

 

     

    • GLI ATTREZZI DEL DENTISTA 2

     

Mentre noi festeggiavamo dato che Simeone era ferito io presi un attrezzo del dentista, che era una pomata, poi gliela spalmai e lui guarì. Dato che non c’erano più le case, con le macerie della città riformammo la città e facemmo la nostra casa che era una villa con un giardino immenso.
Dopo visto che nella città non c’era la gente andammo in altre città e in ogni città dove andavamo prendemmo cento persone così la nostra città si riformò. Mentre noi stavamo facendo tutto questo, il capo dei robot stava riformando il suo esercito e ci stava facendo una trappola. Mentre camminavamo per sconfiggere il capo dei robot, un robot catturò Simeone e io gridai: "Simeone come farai, sei appena guarito!"
Rincorremmo il robot ma lui arrivò per primo alla tana dei robot. Allora noi tornammo in città e andammo dal dentista e gli dicemmo: "Ma allora tu non sei un dentista: vai indietro nel tempo o guarisci i denti?!!!" Lui rispose: "Ascoltate, io dovevo andare indietro nel tempo per prendere una medicina." "Ah, è per quello" risposi io. Poi andammo via dall’ospedale e andammo a cercare la tana dei robot. In tre ore la trovammo, solo che il portone era chiuso, allora io feci una fionda e spaccai il portone.
A me sembrava un po’ strano che non c’erano i robot, poi improvvisamente trenta robot ci circondarono e ci misero in una prigione fatta di metallo.
Dato che io avevo la fionda, lanciai un sasso e il sasso andò a spingere un pulsante e la prigione si aprì. Poi liberammo tutti i prigionieri e andammo nella sala dove c’erano tutti i robot e io con la fionda ne uccisi uno e presi la sua arma. Poi mi ricordai degli attrezzi del dentista che avevamo in tasca, e stavamo per vincere quando arrivò il capo dei robot e chiamò ventimila robot. Dato che era un mago fece una magia che formò un serpente che ci prese le armi e le portò al capo dei robot che le spaccò in due. Poi ci rifece mettere in gabbia e disse: "Potete diventare miei servi e io vi lascerò vivi!"
Noi accettammo ma avevamo un piano. Proprio mentre noi eravamo in prigione il capo dei robot stava facendo il suo piano per ridistruggere la città.
Le guardie ci fecero uscire dalla prigione, noi andammo a servire il capo dei robot ma appena lui si alzò, io presi un attrezzo del dentista che era una pinza e gliela piantai nel cuore ma lui disse: "Non ti ricordi che i robot non hanno il cuore?!!!" Poi lui con una magia ci fece cadere a terra, mi prese le pinze e me le infilò in una coscia. Mio fratello Simeone prese me e Sofia e poi scappammo.
Quando eravamo in città mi guarirono e andammo in una biblioteca per vedere come si distruggeva il capo dei robot, ma non c’era scritto niente da nessuna parte. In un libro nascosto però c’era scritto che se si ha una foglia speciale si faceva diventare buono il capo dei robot.
Noi la trovammo in un angolo della biblioteca e andammo nella tana dei robot e la mettemmo davanti al capo dei robot e lui diventò buono e fece una magia che fece diventare tutti i robot buoni e andammo in una discoteca a ballare.
 
Venerdì 8 febbraio 2008
GIUSEPPE COSTA

 

 

 

TRE GIORNI DA NON DIMENTICARE

 Nella città di Matera in una casetta vicino al fiume viveva Miriam con i suoi genitori, Lucia e Giovanni. Un giorno andarono all’ospedale Bellaria perché Miriam era caduta nel fiume e si era fatta molto male ad una gamba.

Quando furono arrivati all’ospedale un’infermiera disse: "Buongiorno, io mi chiamo Antonella". "Buongiorno signora Antonella" risposero.
Poi Antonella fece vedere la loro camera che era bellissima: c’erano due letti matrimoniali, uno per Miriam e uno per Lucia. C’erano due tavolini con una tovaglia rossa e un foglio per decidere il menù. Infine c’erano anche tantissimi giochi.
Di menù c’erano da scegliere i cannelloni, le lasagne o la pizza, di secondo c’era il pesce fritto, uova e pancetta e degli spiedini di carne, di verdura c’erano le patate fritte, i carciofi fritti e la peperonata. C’erano anche i dolci: il sorbetto, il budino, la torta di mele e la torta di pere e cioccolato.
Quando arrivò il pranzo un’infermiera disse: "Tenete, volete anche olio, sale e parmigiano?" "Certo!" Miriam e Lucia mangiarono tutto e andarono a dormire perché era sera. Quando si fece giorno, era l’ora di fare l’intervento e per addormentare Miriam le dettero un chupa-chupa all’arancia con dentro un liquidino che faceva addormentare.
Dopo l’intervento Miriam, con la gamba fasciata, tornò in camera e l’infermiera Bruna le disse:"Tieni questo sciroppo, sa di Coca cola, ti farà guarire." Dopo venne la dottoressa Eva con tre infermieri di nome Anna, Ilenia e Gianni che dissero: "Domani potete andare a casa."
Dopo andarono dal dottor Renzo a discutere sulle medicine. Miriam incominciò a giocare con un castello con l’infermiera Marina, il giorno passò e Miriam andò a casa con Lucia. Quando furono arrivati Giovanni chiese: "Come è andata?" "E’ andata fin troppo bene!"
Miriam incominciò a dire per tutto il giorno: "Quand’è che andiamo all’ospedale, ci voglio tornare, dai, dai dai, ti prego!!!"
 
Giuseppe Costa (9 anni)
Bologna, 4 marzo 2008 (il giorno dopo le dimissioni dal 16° intervento all’ospedale Bellaria)

 

 

 
* Testo scolastico "fantasy – autobiografico": Giuseppe ha una sorella piccola e un fratello maggiore, un cuginetto di nome Simeone, un’amica di nome Sofia e un’altra amica che si chiama Matilde; per il resto, chi lo conosce, saprà ben identificare gli aspetti autobiografici relativi alle sue frequentazioni ospedaliere. [Nota dei genitori]